Articolo pubblicato il 13/11/2020

Per rievocare la festa di san Martino bisogna tornare indietro negli anni del dopoguerra. Una data che può definirsi storica fu il lontano novembre 1945: l’euforia della fine delle ostilità belliche si manifestò anche nel nostro paese.

A Masciago già si festeggiava la ricorrenza del patrono san Martino. Le massaie erano indaffarate per preparare il tradizionale pranzo. Si portava a cuocere al forno la famosa torta di san Martino, la “torta papina”. L’aria era pregna del profumo di pane appena sfornato e dell’oca arrostita.

Sulla piazza antistante la chiesetta, la gente si assiepava incuriosita per assistere all’erezione dell’albero della cuccagna. La chiesetta tanto cara ai masciaghesi, addobbata per la ricorrenza, aspettava i fedeli per la grande “Messa cantata”. Era una festa dove si dava molta importanza al pranzo e alla festa sulla piazza con tante bancarelle con le leccornie per la gioia dei bambini, ma niente di più.

Si doveva fare qualcosa di nuovo per uscire dalla monotonia di quella festa.

Ecco che allora alcuni volonterosi masciaghesi, reduci dalla guerra, tentarono di organizzare un corteo con soldati e cavalli per ricordare le gesta del tribuno romano poi diventato san Martino.

Non doveva essere stata un’impresa facile per quei tempi reperire costumi e cavalli, nonchè i due personaggi che interpretassero il ruolo di Martino e del povero mendicante, ma alla fine ci riuscirono. Sfilava per le vie del paese il corteo, la gente assiepata lungo le strade applaudiva quei temerari pionieri precursori di quello che col tempo sarebbe diventata una tradizione.

Un personaggio storico fu, e per molte edizioni, la figura del mendicante interpretata da “el Giota” (Antonio Veronesi), con la sua presenza in mezzo alla sfilata, ricoperto di pochi panni e quasi scalzo anche quando la giornata era fredda… Rimane nei nostri ricordi come colui che in modo convincente e indimenticabile seppe interpretare la figura del poverello mendicante soccorso dal tribuno Martino (impersonato da Noè Ghianda). Furono queste la basi che diedero inizio alla “rievocazione storica”, grazie a quel gruppo di uomini che volevano fare qualcosa di nuovo per “el feston de san Martin”.

I tempi sono certamente cambiati; altri interpreti hanno ripreso, in modo più organico, quanto tramandatoci dai nostri predecessori.

Infatti da parecchi anni viene riproposta un’interpretazione innovativa con nuove scenografie, che hanno caratterizzato soprattutto il finale al campo sportivo dell’oratorio di Masciago. Sotto un elaborato tempio romano la musica e i dialoghi dei figuranti, per l’occasione trasformati in veri e propri attori, sottolineeranno le tappe principali della storia di Martino, soldato e ufficiale contro la sua volontà, monaco per scelta, vescovo per volere del popolo. Una musica gregoriana accompagnerà l’incontro di Martino con il vescovo Ilario di Poitiers e sottolineerà il momento della sua vestizione a monaco e l’esultanza del popolo che a seguito della morte del vescovo di Tours acclamerà Martino come nuova guida episcopale della città.

Tradizione e innovazione s’incontrano così per rappresentare Martino e la sua vita cristiana, capace di segnare indelebilmente il corso della storia.

Per far rivivere il clima della “festa” ci si è dovuti dare un’organizzazione per predisporre anche nuovi programmi.

Al “corteo rievocativo” del gesto di san Martino, che assume oggi una dimensione più spettacolare e più consona alla realtà storica, si aggiungono altre manifestazioni, con il compito di conservare questa tradizione col suo patrimonio storico-culturale.

Nell’antica chiesetta da anni si svolgono attività di grande rilievo, quali mostre d’arte contemporanea e a tema sacro (mostra su la “Sindone” e Icone bizantine), mostre fotografiche sul territorio, spettacoli per bambini, concorsi a premi per le scuole alla scoperta delle tradizioni locali.

Testo e immagini a cura di Ildefonso Valota