BIOGRAFIE DEI GIUSTI

DON LUIGI CIOTTI 

Onorato nel Giardino di Bovisio Masciago il 31.03.2019

Pio Luigi Ciotti (Pieve di Cadore 10 settembre 1945) iniziò a frequentare il gruppo parrocchiale di Torino da cui nel ’65 nacque il Gruppo Abele, per aiutare disadattati e tossicodipendenti, istituire progetti educativi nelle carceri minorili e creare comunità per adolescenti.
Sacerdote dal ’72, è un vero e proprio “prete di strada” attivo non solo nella lotta alla dipendenza da droghe, alcol e gioco d’azzardo, ma anche nell’aiuto alle vittime di prostituzione e tratta delle donne, oltre che nell’integrazione di migranti, specialmente adolescenti.
Nel ’95 fondò l’associazione contro le mafie Libera, che promuove un cambiamento etico, sociale e culturale allo scopo di spezzare alla radice i fenomeni mafiosi ed affini , tramite percorsi educativi in scuole e università, il recupero delle terre confiscate alle mafie e il sostegno alle famiglie vittime della criminalità organizzata.

LEA GAROFALO (1974-2009)

Onorata nel Giardino di Bovisio Masciago il 31.03.2019

Lea Garofalo nasce il 24 aprile 1974 a Petilia di Policastro, in provincia di Crotone, in una famiglia affiliata alla ‘Ndrangheta. A soli 35 anni, la sera del 4 novembre 2009, viene assassinata per aver cercato di opporsi alle attività mafiose del compagno e della sua famiglia. “
Se Lea ha avuto il coraggio di scegliere, noi dobbiamo avere il coraggio di ricordarla senza tentennamenti. Lo dobbiamo a Lea e a sua figlia Denise. Lo dobbiamo a noi stessi”

LAURA CONTI (1944-1993)

Onorata nel Giardino di Bovisio Masciago il 25.11.2018

Partigiana, medico, ambientalista e politica italiana. È considerata la madre dell’Ecologismo italiano. Nata a Udine, si trasferisce a Milano per frequentare la facoltà di Medicina. Nel gennaio del 1944 entra a far parte del Fronte della gioventù per l’indipendenza nazionale e per la libertà di Eugenio Curiel. Il 4 luglio viene arrestata; dopo un breve periodo a San Vittore, viene internata nel Campo di transito di Bolzano. Riesce fortunosamente ad evitare la deportazione in Germania. Da questa esperienza nasce il romanzo “La condizione sperimentale”.
Tornata libera, consegue la laurea in Medicina. A Milano attua anche il suo impegno politico: Si iscrive dapprima allo PSIUP, quindi dal 1951 al PCI e tra il 1960 e il 1970 è consigliera alla Provincia di Milano e nel decennio successivo alla Regione. È segretaria della Casa della Cultura, fonda e dirige l’Associazione “Gramsci”, partecipa alla fondazione della “Lega per l’ambiente” (oggi Legambiente) di cui sarà presidente del Comitato scientifico. Frequenta fin dagli inizi del 1970 “Medicina democratica”, il centro di controinformazione sulla salute e sulla nocività in fabbrica fondato da Giulio Maccacaro. Intorno alla rivista «Sapere» si riunivano scienziati e intellettuali che cominciavano a tessere i primi collegamenti tra posto di lavoro e diritto alla salute, tra economia e diritto all’ambiente. Nel 1987 è eletta alla Camera dei Deputati.
L’ambientalismo di Laura Conti aveva una componente antica, una componente di forte umanità che affondava le sue radici nell’esperienza della Resistenza, con un’attenzione all’uomo e alla natura. Laura Conti è stata una divulgatrice infaticabile. Le piaceva ripetere: “Non sono una scienziata, ma una studiosa dei problemi ecologici. Pur trovando affascinante lo studio, penso che sia importante anche agire ed operare. Per questo motivo ho deciso di fare politica: non basta studiare, bisogna anche darsi da fare”. Si avvicinò alle scienze biologiche e all’ecologia quando le questioni ambientali non erano per nulla nell’agenda politica istituzionale. Il suo approccio a questi temi fu di grande originalità: con grande anticipo sulle riflessioni circa la “sostenibilità” ambientale e sociale delle scelte industriali, economiche e politiche, Laura pose come primaria la relazione fra politica e ricerca tecnologica e scientifica. Non ebbe mai alcuna remora a prendere posizioni contrarie a quelle ufficiali del partito in cui militava, come avvenne per esempio nella questione del nucleare, decisamente avversato, in contrasto con quanto sostenuto dal PCI. Il metodo che Laura Conti adottava nel lavoro politico richiedeva l’analisi dei problemi ambientali, condotta attraverso la valutazione di tutta la documentazione disponibile, quindi il coinvolgimento della popolazione nella ricerca di una soluzione che fosse scientificamente efficace, ma anche socialmente accettata. Adottò questo approccio anche nel 1976 durante l’emergenza della nube tossica sviluppatasi a Seveso dagli impianti Icmesa. Laura Conti è all’epoca consigliere regionale e non risparmia il suo aiuto e la sua vicinanza agli abitanti di Seveso.
Seveso divenne per lei la dimostrazione paradigmatica degli errori nell’uso del territorio: «della mancanza di controlli pubblici contro lo strapotere degli interessi privati, dell’impotenza della pubblica amministrazione di un paese, pur industriale e civile, come l’Italia, di fronte a un disastro ecologico imprevisto, ma non imprevedibile».
Laura Conti ha fatto capire agli italiani che, oltre all’ecologia delle piante e degli uccelli, conta anche quella delle fabbriche, dei lavoratori, delle periferie urbane. Divenne così una figura chiave del nascente movimento ambientalista italiano. Non semplificò mai una materia di per sé complessa e articolata, ma tenne sempre come punto fisso un principio semplice: per 
occuparsi di politica ambientale è necessario accostare alla sensibilità sociale il sapere scientifico.
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Con le pubblicazioni “Visto da Seveso” e “Una lepre con la faccia di bambina” la popolarità di Laura Conti varca i confini nazionali. Il 24 giugno 1982, Bruxelles approva la direttiva sui rischi di incidenti connessi con determinate attività industriali che verrà battezzata “Direttiva Seveso”. 
Muore il 25 maggio 1993.

KENULE BEESON SARO-WIWA detto Ken (1941-1995)

Onorato nel Giardino di Bovisio Masciago il 25.11.2018

Scrittore eclettico, esordisce come drammaturgo durante il periodo universitario, per dedicarsi poi alla narrativa, con Forest of Flowers (la sua prima opera pubblicata in Italia con il titolo Foresta di fiori) e Sozaboy, 1985, ed alla televisione; il segno di questa produzione letteraria e televisiva può essere trovato nel felice equilibrio tra il tentativo di dare una forma “accademica” a un inglese raramente considerato degno di indagine (il cosiddetto Pidgin) e l’intrattenimento popolare. Al lavoro artistico Saro-Wiwa affianca subito un impegno nella vita pubblica che lo vede ricoprire dapprima ruoli istituzionali negli anni settanta (nell’autorità portuale e nella pubblica istruzione del Rivers State) per poi porsi in aperto contrasto con le stesse autorità statali e con il governo federale della Nigeria.
Fin dagli anni ottanta infatti Saro-Wiwa si fa portavoce delle rivendicazioni delle popolazioni del Delta del Niger, specialmente della propria etnia Ogoni maggioritaria nella regione, nei confronti delle multinazionali responsabili di continue perdite di petrolio che danneggiano le colture di sussistenza e l’ecosistema della zona.
Nel 1990 si fa promotore del Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni (Movement for the Survival of the Ogoni People); il movimento, caratterizzato da metodi non violenti, ottiene risonanza internazionale con una manifestazione di 300.000 persone che Saro-Wiwa guida al suo rilascio da una detenzione di alcuni mesi comminata senza processo.
Arrestato una seconda e una terza volta nel maggio del 1994, con l’accusa di aver incitato all’omicidio di alcuni presunti oppositori del MOSOP, Ken Saro-Wiwa viene impiccato con altri 8 attivisti del MOSOP frettolosamente prima della scadenza di eventuali ricorsi alla condanna, al termine di un processo che ha suscitato vive proteste da parte dell’opinione pubblica internazionale e delle organizzazioni per i diritti umani. Prima che venisse impiccato, Saro-Wiwa disse «Il Signore accolga la mia anima, ma la lotta continua». Nell’aprile del 1995, mentre è in carcere in attesa del processo, gli viene conferito il premio Goldman Environmental Prize, in riconoscimento della sua attività in favore dell’ambiente.
Nel 1996 Jenny Green, avvocato del Center for Constitutional Rights di New York avviò una causa contro la Shell per dimostrare il coinvolgimento della multinazionale petrolifera nell’esecuzione di Saro-Wiwa. Il processo ha poi avuto inizio nel maggio 2009, e la Shell ha subito patteggiato accettando di pagare un risarcimento di 15 milioni e mezzo di dollari (11,1 milioni di euro).  La Shell ha però precisato che ha accettato di pagare il risarcimento non perché colpevole del fatto ma per aiutare il “processo di riconciliazione”.  Secondo gli ambientalisti, invece, documenti confidenziali della Shell dimostrerebbero il coinvolgimento della compagnia petrolifera nelle violazioni dei diritti umani in Nigeria. Nel commentare il risarcimento, il figlio dello scrittore Ken Saro-Wiwa Jr. (Ken Wiwa), al tempo assistente speciale del Presidente della Nigeria per gli Affari Internazionali, la Pace, la Risoluzione dei Conflitti e le Riconciliazioni, dichiarò: «Penso che mio padre sarebbe felice di questo risultato», aggiungendo poi che «il fatto che la Shell sia stata costretta a patteggiare, per noi è una chiara vittoria».